Lezioni di giapponese

Era un sabato di primavera e io, Lorenzo e Senkou eravamo a passeggio in un paesino di campagna, quando passammo davanti alla chiesa locale, dove si stava celebrando un matrimonio.

Subito mi accorsi dell’espressione felicemente sorpresa dell’autista di limousine che sostava fuori dalla chiesa in attesa di scortare via la coppia di novelli sposini.

Si avvicinò timidamente sorridendo. Ci disse che a casa aveva una femminuccia di Akita e quindi cominciammo a chiederci le solite cose di rito (anni, da dove provenisse, ecc ecc); nel parlare però trapelava che fosse un po’ in soggezione della cagnolina di casa e probabilmente anche della padrona di casa: una donna giapponese. 

Ci disse che tra loro parlavano sia italiano che giapponese e che la moglie sempre si rivolgeva alla cagnolina nella loro lingua e che erano davvero molto legate; ma nonostante lui la amasse molto e la cagnolina ricambiasse, sentiva che c’era qualcosa che mancava, quel legame speciale che avevano le due giapponesi e che lui non comprendeva fino in fondo, ma ne sentiva la mancanza, come un richiamo atavico, oltre la comprensione umana, come qualcosa che sai per istinto che dovresti avere, che hai avuto in chissà quale tempo, ma che adesso è perduta.

L’autista era intimidito da Senkou, però gli piaceva molto e avrebbe voluto proprio accarezzarlo. Così, vedendolo in difficoltà gli suggerii di mettersi giu accovacciato ad altezza del cane, in modo da facilitare l’approccio.

Senkou a quel punto naturalmente si avvicinò e cominciò ad annusarlo col suo tartufone nero, dapprima le mani, per poi passare alla faccia.. a quel punto il nostro amico, sentito il nasino umido sul volto, si alzò su di scatto impaurito, cominciando ad indietreggiare e con una mano faceva cenno come per rabbonirlo  e già lì era comica la scena perché Senkou lo guardava, immobile, con aria schifata, mentre quello indietreggiava, poi la ciliegina sulla torta: mentre si allontanava e con la mano faceva quei gesti cominciò pure ad impartirgli non so quali comandi in giapponese!!  al che io piegata in due, nella testa mi girava spiccicata la scena del film “il Mostro”, quando il personaggio che interpreta Benigni scopre che il professore di cinese è in realtà il Mostro e tenta di tenerlo lontano urlandogli la tabellina del due in cinese…. e niente, ancora se ci ripenso me la faccio addosso dal ridere 

Il Malamute

Era il periodo in cui mi ero messa intesta di fare una specie di “canicross” con Senkou. Era giovane all’epoca, aveva meno di un anno e l’allevatore me lo consigliò per rinforzargli un po’ il posteriore. Ancora non avevo ben capito con chi avevo a che fare e mi illudevo di svolgere qualche attività fisica insieme al cane. Mi figuravo già al Parco delle Cascine, dopo un primo approccio con la bici, dove, in un immaginario dopocena estivo, mi esibivo insieme a Senkou in una di quelle corse da spot televisivo dove la ragazza, capelli legati, tutina all’ultimo grido, accessoriata di ogni tipo di gadget dallo smartwatch, a quell’aggeggio di cui non so neanche il nome che misura le pulsazioni, va spedita, sorridente e soddisfatta, noncurante della fatica, in compagnia del suo cane bello motivato, con ancor più grinta di lei, che le sta perfettamente affianco in una corsa all’unisono.

All’epoca avevo di queste aspirazioni che avrebbero aiutato anche la mia persona ad uscire dall’oblio del non fare un cavolaccio niente di attività fisica da tipo 10 anni.

Poi mi sono schiantata contro la dura realtà di un Akita, testone come pochi, che è sì più che motivato di me, ma affatto per l’attività fisica, ma per il fancazzismo 

Apro una piccola parentesi perché non so se vi ho mai detto che quando andiamo in vacanza in montagna ed abbiamo la casa con il giardino fosse per lui non uscirebbe dal giardino mai, se non per andare nel bosco. Tutto il resto potrebbe tranquillamente andare a quel paese, se dipendesse da lui.

Ero ancora assorta nei miei gloriosi pensieri, cercando di non pensare al fatto che stessi pedalando trainandomi letteralmente dietro Senkou, restio più che mai, in una versione stravolta di Leonard Seppala che arranca nella neve per colpa di un Balto disubbidiente, quando mi sentii chiamare da un ragazzo che mi veniva in contro a corsa agitando una mano.

Era marzo, uno di quei marzi che sembrano maggio (e non il maggio di quest’anno, ma il vero maggio) ed erano le 2 di pomeriggio. Impegnata a trascinarmi dietro il riluttante Senkou. Avevo il giubbotto addosso ed ero sudata come un caprone. Questo per farvi capire quanta voglia aveva di fare “due chiacchiere” con questo ragazzo sorridente che agitava frenetico la mano.. però proprio perché ero sull’orlo di una crisi respiratoria mi fermai e attesi che arrivasse.

Arrivò, con un sorriso a 32 denti e con la faccia di chi ha indovinato il domandone finale dei quiz televisivi. “È un Malamute, vero?!” 

Onestamente, provai una sorta di sadico piacere a sbattergli l’uscio in faccia, come una piccola rivincita su tutta quella fatica che stavo facendo “no, è un Akita”  e vidi che il sorriso che aveva stampato in volto scomparve per lasciare spazio ad una espressione abbastanza sbigottita.. ma, per caso, vidi sbucare da dietro la siepe un vero Malamute! Un bellissimo esemplare, tenuto al guinzaglio da una ragazza. E pensai che doveva essere proprio una bella coincidenza. Ebbi un attimo di redenzione nei confronti del ragazzo che ci era rimasto proprio male e mi affrettai ad aggiungere, indicando il vero Malamute: “ma guarda, quello è per l’appunto un Malamute!” Certa di avergli migliorato l’umore e di aver così riequilibrato anche il mio Karma.

Lui si girò verso il cane e poi si rigirò a guardare me con espressione stavolta ovvia e mi rispose, sottolineando con la voce l’ovvietà della cosa “beh certo… quello è il mio!!”  e niente, credo non ci sia bisogno di spiegazioni… mi limitai ad annuire, a salutare lui, la moglie e il cane e ripresi la mia folle arrancata in bici. Non importa che vi dica che quella fu una delle prime ed ultime volte che provai l’emozione dell’andare in bici con Senkou. 

E tornando al nostro amico della storia…. ragazzi, io capisco quando me lo scambiate per un Husky, per un Malamute, per un Samoiedo.. io capisco tutto, ma se nemmeno riconoscete la razza del vostro cane siete messi maluccio eh io ve lo dico