La Cartaccia

Questa è la storia di Senkou. O forse dovrei dire la mia storia.. o la storia di entrambi. Sicuro è che è una grande storia.

Oggi è il Gotcha Day del mio amato Senkou e

quelli che seguono sono fatti molto personali e riportati abbastanza nudi e crudi. Ho deciso di condividerli con tutti voi, nella speranza che venga capito il messaggio.. che venga capito come a volte piccole cose ci tirano fuori da grandi guai.. e non interpretato tipo “questa povera pazza che dice di essere stata salvata dal cane” non è il cane che mi ha “salvato”.. lui mi ha solo mostrato la via; la “salvezza” non può che venire da dentro di noi.. e spesso è la semplicità delle piccole cose che porta sulla strada per salvezza.. d’altra parte se Dante ha scritto di essere andato e tornato dall’inferno ed è passato alla storia come “Il Sommo Poeta”, spero che il mio racconto non mi faccia davvero passare come “quella povera pazza che voleva emulare Dante”.. lungi comunque da me volermi paragonare al Sommo Poeta  insomma via avete capito… 

Con il mio racconto vorrei dare anche un po’ di speranza a chi sente che la sua vita sta andando in una direzione sbagliata e pericolosa.

Ricordare questa storia non mi è facile, anche se adesso la ripercorro con la forza che ai tempi mi mancava, anche se la guardo come un periodo lontano, con distacco, quasi impossibile che sia successo davvero… quasi impossibile ricordarlo con gli stessi sentimenti. Ma me lo ricordo e so che non è un’esagerazione.

Ci sarebbe un bel preambolo da fare, ma comincerò dicendo che nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritovai per una selva oscura chè la dritta via era smarrita… ah no  scusate … comincerò dicendo che il giorno che Senkou è arrivato a casa per me non era un bel periodo: avevo iniziato ad abitare da sola in una nuova casa e pativo molto la solitudine, avevo un nuovo lavoro che, sebbene fosse iniziato da oltre un anno, non era affatto facile e mi assorbiva molte energie e tempo.

Mi trasferii lì a casa verso la fine di maggio.

Avevo aspettato tanto quel momento; la mia indipendenza. Il momento che segna veramente l’ingresso nel mondo degli adulti. Ero carica di speranza e positività, ma dentro di me qualcosa covava, si insinuava nel profondo. Una corda che piano piano si attorcigliava alla mia vita, pronta a stringere un nodo ineluttabile ed a trascinarmi nel mondo dal quale veniva. Non me ne accorsi subito, perchè era come un serpente che ti avvolge lentamente tra le spire nel sonno ed aspetta il momento per dare una unica, fatale, stretta.

In realtà sentivo che c’era qualcosa che non andava, ma davo la colpa allo stress del lavoro, i lavori stessi della casa, il trasloco.. mi illudevo e zittivo quella vocina dentro di me che cercava di avvertirmi che c’era qualcosa che andava più giù della superficialità di quelle cose. Ma me ne resi ben presto conto.

È difficile spiegare a qualcuno che non ha mai vissuto queste cose cosa sia la depressione, cosa voglia dire affacciarsi sul baratro con il terrore di finirci dentro e non uscirne mai più. Non so dire nemmeno come si possa arrivare a certi punti, come possa la mente ingannarti talmente tanto da mandarti così fuori dai binari. Fuori di testa. La gente pensa che tu sia esagerato, che di fondo non ti è successo niente di grave da giustificare come ti senti. Ti dicono di “darti una svegliata” e che “non è mica morto nessuno”.. ma in realtà quello che muore lentamente sei tu, sotto gli sguardi della gente, dei tuoi cari, degli amici.. nessuno può farci niente, nessuno vede niente. E senti e vedi come se fossi sott’acqua, le voci lontane, tutto sfuocato, tutto uguale. Ti allontani sempre di più da tutto e da tutti. E la parte peggiore è che non se ne accorge nessuno che piano piano stai finendo per essere inghiottito da quell’oscuro baratro.

Io l’ho visto com’è. L’ho visto da vicino, con la sua corda mi ha trascinato fin sull’orlo e mi ha fatto guardare cosa c’è laggiù. Fa veramente paura. Non ci sono mostri, non ci sono pensieri angoscianti, non c’è dolore, non c’è sofferenza, ma non ci sono più nemmeno gli altri sentimenti, l’amore, la gioia, la felicità..non c’è più niente. C’è il nulla laggiù.

Fortunatamente non ho mai saputo cosa voglia dire finirci dentro. Ma credo che una volta che caschi giù, che sei definitivamente inghiottito da quel nulla, su non puoi più tornare. È un biglietto di sola andata. Game over.

Le mie giornate a quel tempo, dunque, erano fatte di pensieri sempre più tristi, pianti segreti, voglia di tornare indietro, a casa, di sentirmi protetta dalla confortante ala della mia famiglia. Ma sapevo che dovevo andare fino in fondo, che dovevo affrontare le mie insicurezze, le mie paure e che altrimenti non sarei mai cresciuta. Cercavo di convincermi che davvero non era possibile sentirsi così, perché non era successo niente di grave. Era assurdo. Ma la depressione agisce così, ti trascina sempre più giù e senza nessun apparente motivo giustificabile. Quante volte ci siamo detti “ma come lui depresso?! Ma se non gli manca niente nella vita?? E allora quell’altro che è veramente un disgraziato? Cosa dovrebbe dire lui??” Non tutti abbiamo la stessa forza e non tutti viviamo gli eventi che ci accadono alla stessa maniera. E non sempre abbiamo la solita forza durante tutto l’arco della nostra vita. E questo bisogna accettarlo e cercare di capirlo.

Le cose migliorarono leggermente una settimana prima dell’arrivo di Senkou. Ed eccoci arrivati alla parte che parla del nostro Eroe  Una settimana in cui non piansi mai.

Ma quando all’allevamento eravamo rimasti solo io e lui nel prato e me lo vidi venire incontro gli dissi “e ora che si fa?!” me lo misero in braccio nell’attesa di metterlo in macchina, ecco che quel nodo riprese a stringere.

Improvvisamente non mi sentivo pronta a prendermi cura anche di un esserino che sarebbe dipeso in tutto e per tutto da me. Lo avevo aspettato 14 anni. 14 anni nei quali avevo letto e studiato tanto per prepararmi, programmare tutto nei minimi particolari, con addirittura le “tabelle di marcia” giornaliere.. e adesso non mi sentivo pronta! Incominciò a crollarmi nuovamente il mondo addosso, mi sentivo triste ed infelice per tutta la situazione e non riuscivo a vivere con serenità quello che avevo aspettato così tanto, quello che avrebbe dovuto portarmi la gioia tanto attesa, quella che credevo sarebbe stata la mia ancora di salvezza, invece mi stava tirando ancora più a fondo.. La mente veramente fa brutti scherzi.. ed eccomi ripiombata sull’orlo di quell’orrendo baratro. Ad appesantire ulteriormente la situazione ci fu che il cucciolo stette male due giorni dopo che era arrivato a casa. Una mattina evacuò una pozza di sangue. Lo ricoverarono in clinica anche se la sera lo riportavo a dormire a casa. Ed in più anche mia mamma si sentì male, finì all’ospedale per la sua prima cardioversione. Insomma, sicuramente tutto questo non influì positivamente sul mio stato d’animo.

Passarono giorni, settimane.. andai in ferie anche, ma ancora con quel nodo che mi si attorcigliava sempre più stretto. Prima di rientrare a lavoro passai una settimana dai miei e mi chiedevo come avrei fatto a ricominciare a lavorare, come avrei fatto a riprendere in mano la mia vita.

Ma probabilmente ero più forte di quanto pensassi e ripresi a fare le cose con la mia solita routine, trovai un equilibrio in quella tempesta. Sempre oppressa da quella corda che cercava di annodarmi e tirarmi giù ad ogni minima mia distrazione.

Poi una volta, durante una pausa pranzo, di corsa come sempre, mentre eravamo al parco, ci fermammo all’ombra di un albero. Era la fine dell’ estate ma faceva caldo. Senkou si sedette, nemmeno il tempo di mettere a terra il sederotto che lanciò un guaito lancinante e schizzò in avanti guaendo ancora. Impaurita da questo scatto improvviso, guardai per terra e vidi che si era seduto su una cartaccia! Continuava a pigolare e a guardare quella cartaccia.. una cartaccia di una merendina mangiata e poi buttata nel prato da qualche bambino… e allora qualcosa dentro di me cambiò. Come se qualcuno avesse premuto un interruttore nella mia testa. Una cartaccia lo aveva impaurito così tanto. Solo una cartaccia.

Risi, risi tanto e piansi anche tanto. Ad ogni lacrima sentivo sciogliersi il peso che avevo dentro.. e risi e piansi così tanto che si allentò per sempre quel nodo che aveva attorcigliato la mia vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.